LE CITTÀ INVISIBILI

Le città invisibili – Latina, la città della bellezza
documentario di Massimo Ferrari e Gaia Capurso, proiezione alla presenza degli autori e dei testimoni

Domenica 28 Aprile Ore 21:00

Si parla del sistema di accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati a Latina. Saranno presenti autori e protagonisti delle esperienze raccontate nel filmato. “Latina, la città della bellezza” è il quarto della serie “Le Città Invisibili”, composta da 7 documentari che raccontano altrettanti luoghi italiani che sono diventati un modello di accoglienza e di integrazione. Il team di lavoro ha visto il coinvolgimento di diverse professionalità pontine: Ferrari e Capurso sono i registi; direzione della fotografia affidata a Enrico De Divitiis; voce narrante, non solo dell’episodio su Latina ma di tutta la serie, dell’attrice Giada Prandi; musiche di Francesco Ruggero.

Biglietto ingresso cinema


Cinema Multisala OXER


cura di Renato Chiocca in collaborazione con Primo Contatto

LATINA CITTÀ APERTA

incontro con la redazione della rivista online

Domenica 28 aprile ore 17:30

Il 27 aprile del 2018 nasce Latina Città Aperta, blog ideato come una rivista che puntualmente da un anno, ogni venerdì, esce on line con nuovi articoli sul sito www.latinacittaaperta.info.

“Una voce fuori dal coro” recita il motto posto sotto l’immagine di copertina dove è riprodotta una tela di Hieronymus Bosch che ritrae un coro sgangherato per trasmettere una impressione di potente cacofonia che, nelle intenzioni della Redazione, vuole descrivere una condizione non dissimile da quella prodotta in rete e dai social, con una mole infinita e spesso dissonante di parole e immagini che si susseguono senza fine. Una bulimia compulsiva che rischia di annullare tutto.

Il coro di Bosch è divenuto da subito il simbolo di questa temeraria impresa: incrementare con un’altra voce l’universo già super affollato del web, senza la pretesa di essere intonati a qualcosa e tanto meno di riprodurre un prodotto giornalistico, ma di tentare una strada personale, poco battuta, ospitando chi vorrà regalare il proprio contributo di pensieri, cultura, sensibilità, fantasia, ironia e riflessione sul mondo che ci circonda.

Durante questo anno di crescita il blog/rivista ha individuato nuove modalità di aprirsi agli argomenti più disparati e ai generi diversi, sempre coniugando immagini e parole, ha proposto il disegno, il fumetto, la poesia, la satira e il racconto, e ancora vuole continuare a battere altre possibilità di raccontare, trasmettere e regalare impressioni che sono ancora tutte da esplorare. 24 autori, 600 articoli pubblicati, circa 15.000 utenti e 60.000 visualizzazioni di pagina sintetizzano in aridi numeri questo primo anno di vita.


Sala Multimediale Palazzo della Cultura Viale Umberto I 43


a cura di Giulio Capirci

UN NASO TUTTO ROSSO

Un naso tutto rosso, rime, birilli e… fantasticherie!!!

di e con Massimiliano Maiucchi; per bimbi di 3/8 anni;

Domenica 28 Aprile ore 16

“Un naso tutto rosso” è uno spettacolo di arte varia che da oltre 20 anni l’autore Massimiliano Maiucchi, propone nelle scuole, nelle biblioteche, nei festival letterari e nelle piazze di Roma e d’Italia.

Massimiliano Maiucchi da oltre 25 anni lavora con i bambini, è un clown, un ludotecario, un giocoliere, un cantastorie, uno scrittore di filastrocche e di canzoni, un attore di teatro e di televisione.

In questi anni ha sviluppato un linguaggio comico, fantasioso e ludico e lo ha applicato ai suoi giochi, alle sue clownerie e ai suoi racconti. L’uso della rima lo ha portato a scrivere centinaia di filastrocche, molte delle quali pubblicate nei suoi libri.

Nel suo spettacolo la filastrocca viene mimata, cantata e drammatizzata con il supporto

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti


Foyer del Teatro D’annunzio Viale Umberto I 43


a cura di Floriana Coletta eNicoletta Nicoletti, co-organizzato con la libreria A testa in giù

DRITTO AL CUORE

Armi e sicurezza: perché una pistola non ci libererà mai dalle nostre paure”
di Luca di Bartolomei | Baldini e Castoldi

Sabato 27 Aprile ore 17:30


Sala Conferenze Palazzo della Cultura   |  Viale Umberto I 43


Il vicepremier Matteo Salvini dice che la nuova legge sulla legittima
difesa, approvata nelle scorse ore in Senato e che sancisce in sostanza
che la difesa è sempre legittima, rappresenta “un bellissimo giorno per tutti
gli italiani“. La retorica del leader della Lega lavora infatti sui sentimenti
più elementari del popolo italiano: il 40% dei connazionali, infatti,
afferma di sentirsi più sicuro all’idea di avere una pistola in casa. Ecco quindi che questo provvedimento coltiva questi sentimenti e potrebbe
spingere a un’ulteriore proliferazione delle armi. Esattamente ciò che
temeva Luca Di Bartolomei quando ha deciso di scrivere Dritto al cuore,
un pamphlet appena uscito per Baldini e Castoldi che vuole appunto
mettere in guardia da una cultura militarista e violenta.

L’autore ci tiene fin da subito a non definirsi contrario alle armi o
pacificista: “Sono fermamente convinto che l’utilizzo della forza sia spesso
necessario. Credo però altrettanto fermamente che l’utilizzo della forza e
quello delle armi debbano essere una prerogativa dello Stato“. Ma il suo
impegno nasce da un fatto privatissimo: infatti il padre Agostino Di
Bartolomei, ex capitano della Roma e grande stella del calcio italiano, si
tolse la vita nel 1994 proprio sparandosi con una pistola, a soli 39 anni. Ma
la sua battaglia travalica il dato autobiografico e si pone a riflettere sulle
conseguenze che in generale il moltiplicarsi delle armi porta nella
società: “Le armi sono pericolose di per sé e il loro uso, la custodia e la
manutenzione sono azioni che necessitano di una consuetudine, una
meticolosità e di un’attenzione estrema“.

Sono 4,5 milioni gli italiani che tengono legalmente un’arma in casa, vale
a dire una pistola ogni 8,7 abitazioni: ce ne sarà probabilmente una
anche nel vostro condominio. Sono dati spropositati soprattutto se
pensiamo che si innestano su una paura del tutto irrazionale. Come detto,
viviamo in un paese che si ritiene insicuro e al pericolo, anche se le
statistiche dicono il contrario, soprattutto se pensiamo alle
nostre percentuali di omicidi che sono le più basse d’Europa o che l’aumento degli immigrati (altro spauracchio leghista) non ha portato a
nessun aumento dei reati. D’altro canto un terzo delle donne uccise da
compagni o parenti è stata freddata da un’arma regolarmente in possesso
di questi uomini. E parallelamente, si capisce dai dati evidenziati da Di
Bartolomei, mentre diminuiscono cacciatori e tiratori sportivi (che
avrebbero dunque motivi specifici per utilizzarle) assistiamo a un “ampio
aumento delle concessioni del porto d’armi“, in modalità che non
prevedono nemmeno sia necessario mettere piede in un poligono.

Ovviamente c’è una grande pletora di opinioni sul fatto che possedere delle armi è un garanzia di libertà da una parte e dall’altra di sicurezza: c’è chi si appella a quanto scritto nel Bill of Rights americano (dove il diritto alle armi è sancito per legge e dove sono numerosi e notissimi anche i casi dimass shooting a cui abbiamo assistito anche negli ultimi mesi), ma nella Costituzione italiana, invece, non è scritto da nessuna parte il diritto alla difesa personale o quello ad armarsi. Certo, poi sempre Salvini usa degli argomenti fuorvianti: “Chi vuole uccidersi o uccidere può usare un martello, un coltello o anche un’automobile. Non per questo impediamo di appendere i quadri o di prendere la patente“, ha dichiarato l’anno scorso. Ma il punto è
la pericolosità immediata e irreversibile delle armi da fuoco. In un paese
dove aumentano i casi di depressione e l’uso di psicofarmaci, forse la
vera insicurezza dovrebbe sorgere dalla volontà di armare più persone
possibili.

Il libro di Di Bartolomei non si nasconde dietro a valori ideali o facili
sentimentalismi, ma ragiona dati alla mano sul controsenso di andare
verso una società militarizzata. È indubbio che sentimenti di
incertezzasono proliferati negli ultimi decenni, e lo scrittore qui ne analizza
parecchi, dalla crisi economica al nervosismo diffuso via social, passando
anche per l’invecchiamento della popolazione e il ridursi degli sbocchi per i
giovani. Ma ancora una volta che la panacea di tutti i mali passi per
l’affermarsi tramite un’arma sembra assurdo e anzi è
un’ulteriore responsabilità levata allo Stato: ma se il nostro stesso
presidente del consiglio Giuseppe Conte dice che in taluni casi “non
possiamo attendere lo Stato di diritto“, come non pensare che il Far
West sia sempre più vicino?

Il fascino che gli italiani hanno da sempre sviluppato nei confronti delle
armi è innegabile e d’altronde tutto l’indotto ha generato grandi storie
imprenditoriali, come quella della Beretta o il caso della Val Trompia, come giustamente ricostruisce Di Bartolomei. Cosa succede però quando,
per citare i Promessi Sposi come fa l’autore, “il buon senso c’era ma se ne
stava nascosto per paura del senso comune“? La soluzione è terrificante:
“consegnarci alla violenza e alla vendetta per il timore di avere paura“, dice
Di Bartolomei, è una mossa assolutamente controproducente, perché
significa sostanzialmente sostituire alla legalità e al contratto
di convivenza sociale un mondo sempre e solo dominato dalla capacità
offensiva.


incontro con l’autore a cura di Felice Costanti

BONIFICA

Presentazione dell’azione coreografica urbana prevista per Tendance il festival pontino di danza contemporanea, edizione 2019, con Theodor Rawylere Francesca Schipani.

Sabato 27 Aprile Ore 10:30

Tendance è un festival che generalmente si tiene ad ottobre e che quest’anno ha messo in campo un’iniziativa laboratoriale a Lievito, in vista proprio dell’edizione 2019, quando ci sarà una grande coreografia urbana che vedrà coinvolte più di cento persone al centro della città. Tendance presenta questa iniziativa a Lievito e con l’occasione inizierà a cercare le persone che ne faranno parte.

www.festivaltendance.it


Foyer del Teatro D’Annunzio Viale Umbero I 43


a cura di Renato Chiocca

CONSAPEVOLI DEL PLENILUNIO

di Renato Gabriele

Venerdì 26 Aprile Ore 17:30

con Renato Gabriele, Umberto Pannunzio e Massimo Rosolini

Ancora una volta la rassegna LIEVITO ospita il poeta Renato Gabriele che animerà una serata pubblica di poesia, con lettura di testi tratti dal suo volume “ Consapevoli del Plenilunio”, uscito nel gennaio di quest’anno. All’incontro parteciperanno Il professor Umberto Pannunzio e l’architetto Massimo Rosolini, che introdurranno alla lettura dell’opera e intavoleranno la discussione critica intorno alla scrittura poetica di questo autore, giunto all’undicesimo libro di poesia, tra i ventitré lavori dati alle stampe e comprendenti romanzi e raccolte di racconti, saggi di letteratura e d’arte, drammi per il teatro. Quanto al lavoro in poesia, Renato Gabriele si è molto prodigato per sostenere la forma orale nella diffusione della parola poetica, tanto che gli incontri pubblici da lui tenuti, i recitals e le conferenze superano da tempo il numero di trecento: non soltanto occasioni in Italia ma molte anche altrove in Europa, particolarmente in Polonia.
E’ lì che Renato Gabriele svolge da tempo una intensa attività che lo ha portato in tournée a Varsavia, Cracovia, Zakopane, Sejny, Krasnogruda; ed è per la grande poesia polacca dello scorso secolo che egli ha speso tanto studio da produrre un libro, Sette Saggi di Poesia Polacca. A molti è nota l’assidua attività di Renato Gabriele, anche nella nostra città di Latina, volta a far conoscere i grandi poeti del Novecento Polacco come Herbert, Szymborska, Milosz e tanti altri; una divulgazione tanto appassionata e proficua da fargli meritare l’onorificenza di Benemerito della Repubblica di Polonia, concessagli dal governo polacco. Lo stretto rapporto intrattenuto dall’autore con i maggiori rappresentanti della contemporanea letteratura di quel Paese, si è concretato quest’anno nella pubblicazione in lingua polacca, con testo italiano a fronte, del volume “Elegie del Cercatore di Conchiglie”, pubblicato in Italia nel 1990 da L’argonauta di Latina, ed ora, appena il 21 marzo di quest’anno, a Cracovia da Austeria, nella traduzione di Zofia Anuszkiewicz e Lucia Pascale, con la post-fazione del celebre poeta polacco Jarek Mikolajewski, che ha ascritto la poesia di Renato Gabriele all’antologia della più alta poesia  mondiale.
La presentazione del volume “Consapevoli del Plenilunio” costituirà l’occasione per rimettere insieme Umberto Pannunzio e Massimo Rosolini, due dei promotori e animatori dell’editrice L’argonauta, che tanta benemerenza ha nell’aver costituito un centro di alta cultura nel panorama di Latina, con Renato Gabriele, del quale L’Argonauta ha pubblicato ben quattro libri. Una serata di poesia, dunque, che si raccomanda per il profilo dei partecipanti e per l’ampia risonanza che LIEVITO sa dare agli avvenimenti
culturali della primavera culturale latinense.


Spazio Eventi Museo Giannini (MUG) Via Oberdan 13/A


a cura di Antonietta Coletta, in collaborazione con il Museo Giannini

DA QUANDO HO INIZIATO A LASCIARTI

di Stefania De Caro (L’Erudita)

Venerdì 26 Aprile Ore 17:30

incontro con l’autrice

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Quattro donne nella città Eterna, dove di eterno non è rimasto nulla. Quattro donne alle prese con le loro storie sull’orlo del fallimento. Francesca, Marina, Anita e Eva si scoprono solidali di fronte al ricatto morale di uomini che le vorrebbero Medee furibonde, attanagliate dal rancore, paralizzate dai sensi di colpa, lacerate da amori impossibili. Rinascono fenici, meno romantiche certamente, ma più forti, più determinate, più spregiudicate e, sicuramente, più vincenti di prima. Quattro donne che si riscoprono autonome, indipendenti e ritrovano il valore della propria femminilità. Quattro storie di vita in bilico tra amore e disamore. Stefania De Caro, con uno stile fresco e coinvolgente, guida il lettore in un romanzo tra il delirante e il divertente che, a tratti, sconfina in sfumature noir.

Stefania De Caro 

Vive tra Roma e Latina, dove è nata nel 1975. Ha studiato storia e filosofia con indirizzo psicologico Insegnante alle scuole superiori, insegnante di sostegno con una specializzazione per i ragazzi autistici. Inizia la sua esperienza per passione e sotto lo pseudonimo di Eva Pommerouge si diverte a ironizzare sul rapporto tra i sessi, blogger, speaker radiofonica. Ideatrice e conduttrice di alcuni programmi come Evanescente e La luna di Eva . Stilista per gioco con la produzione di tshirt che ironicamente inducono al peccato originale: essere se stessi e per una campagna contro la violenza sulle donne. Spietata e a tratti cinica nei suoi articoli, ha scritto vari racconti, organizzatrice e presentatrice di eventi culturali e sociali.

Palazzo della Cultura Viale Umberto I 43

 

 

COS’È LA CRITTOGRAFIA?

incontro con Andrea Magagna

Venerdì 26 Aprile Ore 9:30

Per migliaia di anni, re, regine e generali si sono affidati alle comunicazioni
sicure per governare i loro territori e dare ordini ai propri eserciti. Allo stesso
tempo, erano tutti consapevoli di quali sarebbero state le conseguenze se i loro messaggi fossero arrivati nelle mani sbagliate, rivelando i preziosi segreti alle nazioni rivali. Fu la minaccia di tali intercettazioni la grande motivazione
che spinse lo sviluppo dei codici e dei cifrari: tecniche per nascondere un
messaggio in modo che sia leggibile solo da un determinato destinatario.
A partire dalla Scitala Lacedemonica utilizzata intorno all’anno 400 a.C.,
seguita dal cifrario di Vigenère del 1500 e dal cifrario di Vernam del 1900,
fino ai cifrari moderni come, ad esempio, il Data Encryption Standard (1975)
e il Advanced Encryption Standard (1998), la storia della Crittografia non è
nient’altro che la storia di un’antica guerra tra crittografi e crittanalisti. Tali
figure ebbero un drastico impatto sul corso della Storia e la loro battaglia
ispirò una serie di notevoli cambiamenti scientifici.

Andrea Magagna, nato a Latina il 26 ottobre 1994, è attualmente Analista
Programmatore presso l’azienda Scytale s.r.l. in Mantova.
Laureato in Matematica il 27 ottobre 2016 all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e successivamente in Matematica Magistrale, curriculum “Teoria dei Codici e Crittografia”, il 19 dicembre 2018 all’Università degli Studi di Trento.
Scytale è un laboratorio di ricerca nato recentemente in collaborazione con
AliasLab, con l’obiettivo di portare sul mercato prodotti nuovi e innovativi
basati su Crittografia avanzata e Blockchain.
Al momento, Andrea lavora ad un progetto chiamato SignChain che collega
univocamente un’identità crittografica ad un insieme di chiavi private che
permettono ad un utente di firmare elettronicamente un documento digitale
in maniera semplice e sicura, garantendo alla firma una validità legale.


AULA MAGNA I.I.S. Galilei-Sani Via Amilcare Ponchielli


a cura di Felice Costanti, in collaborazione con l’Associazione Mathesis

DUILIO CAMBELLOTTI

Duilio Cambellotti un artista a tutto tondo, percorso per bambini e ragazzi di 6/11 anni

Venerdì 26 Aprile ore 16:00

Artelier Lab in occasione di Lievito 2019 presenta un percorso didattico e interattivo per bambini e ragazzi per scoprire la figura di Duilio Cambellotti, le sue opere e il suo speciale rapporto con il nostro territorio.


I piccoli visitatori esploreranno il museo tramite attività ludiche e creative per conoscere il patrimonio museale attraverso i loro occhi e per capire che il museo è un luogo magico e a loro misura.

Ingresso libero
Prenotazione obbligatoria via mail o telefono:

artelierlab.info@gmail.com
3288793576
3398548674


Museo Civico Duilio Cambellotti Piazza San Marco 1


a cura di Floriana Coletta, co-organizzato con l’Associazione Artelier Lab

PAINTING GOLDRAKE / GRANELLI DI SABBIA

Painting Goldrake di Alessandra Chicarella 

Granelli di sabbia di Marcello Trabucco

vernissage mostre d’arte contemporanea

Giovedì 25 Aprile Ore 18:00

Alessandra Chicarella “Painting Goldrake”

testo critico di Elena Damiani

“Raccontami una storia. Non deve essere bella. Deve essere vera.” La storia è quella di una bambina della fine degli anni ‘70, che aspettava con ansia l’ora della merenda pomeridiana per guardare alla televisione una nuova puntata di Atlas Ufo Robot gustando spensierata un panino con la Nutella. Incantata come molti suoi coetanei davanti allo schermo, abbagliata dai colori e dalla fantasia del disegnatore giapponese Gô Nagai, quella bambina non sapeva di partecipare a una seppur non dichiarata rivoluzione culturale, che avrebbe cambiato radicalmente il modo di concepire il genere e l’estetica del racconto animato per ragazzi. Come ben spiegato da Francesco Giacomantonio in un volume pubblicato in occasione dei 40 anni del cartone (Shooting star! Sociologia mediatica e filosofia politica di Atlas UFO Robot, Fondazione Mario Luzi editore, Roma 2015), la saga scatenò un importante dibattito sociale, soprattutto in Italia – qui trasmessa per la prima volta nel 1978 – dove provocò lo scontro tra genitori preoccupati per l’educazione dei propri figli, con la cosiddetta “crociata di Imola”, e intellettuali di altissimo livello pronti a difenderne i riferimenti epici, come quello, secondo Gianni Rodari, dell’Ercole moderno. Lo stesso Giacomantonio parte dal contesto storico della fine della guerra Fredda e dei grandi movimenti pacifisti di quegli anni per svelare la molteplicità dei piani di lettura della serie giapponese. Si pensi al livello interpretativo di tipo politico, con la messa a confronto tra Vega, come modello imperialista/totalitarista, e la Terra, in quanto emblema di una società cosmopolita, fondata sul concetto di libertà e accoglienza; oppure si consideri gli aspetti filosofici, in particolare nella figura di Actarus, alias Duke Fleed, re-filosofo di matrice platonica e Ulisse contemporaneo, straniero in terra straniera che restituisce la generosità dei terrestri ospitali difendendo con coraggio il loro pianeta. Tutti questi spunti, e in particolare la riflessione sui concetti universali di bene, di male, e sulle “sfumature di grigio” che si celano in questo dualismo assoluto, rivelatrici dell’umanità di esseri provenienti da mondi alieni, sono l’eredità morale permasta nella memoria di Alessandra Chicarella, quella bambina oggi donna che meditando in termini figurativi sulla sua infanzia, non ritrova in Goldrake solo il ricordo di una felicità innocente, ma anche un’allegoria della bontà e della giustizia sociale come valori idealizzati. Ogni tela suggerisce in modo più o meno esplicito il volto del celebre robot gentile, nei suoi tratti dominanti di blu e rosso, immerso in composizioni rivolte all’essenzialità attraverso l’uso di colori puri e accesi, vivi e liberi di muoversi nello spazio bianco, dinamici e veloci come i personaggi della serie in fuga continua verso le proprie navicelle spaziali. Nella produzione più recente la forma arriva a identificarsi perfettamente col suo contenuto e i protagonisti degli episodi che danno il nome alle opere vengono tratteggiati nei loro caratteri strutturati attraverso segni leggeri e decisi, fino alla sintesi totale, dove la semplicità delle pennellate e delle colature riduce in termini quasi ermetici la sostanza del messaggio, permettendo all’artista di cogliere in modo definitivo tutta la semplicità e la purezza di una storia bella e soprattutto vera.


Marcello Trabucco “granelli di sabbia” _installazioni e pittura

testo critico di Marcella COSSU

In realtà, quest’universo di geometrie edulcorate e forme ludiche dai colori squillanti richiama sensibilmente l’esperienza di un’avanguardia dell’astrattismo italiano fra le guerre, dalle composizioni polimateriche di Prampolini ad alcuni calembour di Depero, ma soprattutto l’esprit metafisico del razionalismo magico di Soldati, Reggiani e Licini, fautori in primis di una visione del mondo insieme lirica e geometrico-distratta, come appunto è oggi quella offerta dal colto e fantasioso vedutista-visionario che si dimostra essere Marcello Trabucco. Questo scrivevo nel novembre 2014, e non me ne voglia nessuno per l’autocitazione,  tratta dalle righe di coda dello scritto di presentazione di una mostra di Marcello Trabucco presso la raccolta Manzù di Ardea, mostra curata così come molte altre dal Fabio D’Achille caposaldo con MAD della “scuola pontina” di cui Trabucco è a sua volta esponente di quella “generazione di mezzo” cresciuta a contatto con Claudio Cintoli e Sergio Ban. In quell’occasione mi era sembrato opportuno porre l’accento sulla “doppia anima” di Trabucco, caratterizzata  negli anni dall’alternanza di una facies neocostruttivista, ludica e colorata, con una più filologica e scrupolosa di lirico ricostruttore del paesaggio pontino reso in una serie d’incisioni dal sapore antico; l’intervento odierno invece propende senz’altro per quel genere di “geometria distratta” così congeniale alle esuberanze neoavanguardistiche di questo singolare artista – architetto. Tre nuove strutture totemiche – e in questo come non ravvisare, se pur solo in parte, il riflesso delle più calibrate sculture-colonna educatamente policrome del rimpianto Sergio Ban, nella felice volontà di campire lo spazio con voluAlemi-colore – si aggiungono ad arricchire l’universo fantastico di Trabucco, che sembra costantemente tratto da scenografie e fondali per rappresentazioni teatrali, in cui su mari cobalto beccheggiano piccole navi, e soli dorati riscaldano alberi dalle verdi fronde ad una ad una ritagliate, e, talvolta, fiori geometrici esplodono d’inattese  e squillanti esuberanze cromatiche.Ricorda, il colore steso uniforme à plat, il clima di certe composizioni del tardo de Chirico, quando il sole non è più che un merletto, un origami traslato dal cielo al pavimento, e l’ombra si fa, sgomitolata per terra, denso arabesco scuro e concluso ad esso congiunto come cordone ombelicale. Lacerti di frecce convergenti nel cuore di un tiro a segno, palizzate, frammenti di paesaggio elementare infantile e primordiale rassicurano ed inquietano al tempo stesso: una geometria meno geometrica e meno distratta, forse, che per il passato, nel farsi corpo e sintassi di un discorso nuovo.

 


Palazzo Della Cultura Viale Umberto I 43